Uno sguardo femminile sul ciclismo di oggi

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Sono Irene, sviluppatrice software appassionata di ciclismo e viaggi. Qui scrivo di gare, campioni ed emozioni, mescolando sport, passioni e avventure on the road

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Le prime tredici tappe del Tour de France sono scivolate via in maniera quasi banale, per quanto spettacolari. Poi e’ arrivata la quattordicesima e, per la prima volta, qualcosa e’ cambiato. Alla fine della giornata mi sono ritrovata, cosa che non avrei mai immaginato, a ringraziare Remco Evenepoel. Ma andiamo con ordine.

Le volate di Merlier

In queste due settimane, Tim Merlier ci regala tre volate spettacolari. Il belga non riceve troppo aiuto dalla squadra, ma tutte le volte parte da lontanissimo e, con una progressione impressionante, supera tutti, dimostrando ancora una volta cosa significhi fare una volata

Le altre volate hanno premiato anche Olav Kooij e Søren Wærenskjold, entrambi alla prima vittoria al Tour. Quella del norvegese, in particolare, resterà probabilmente come la volata più insolita di queste prime due settimane.

Pedersen fa il Pedersen

Pedersen fa il Pedersen. C’e’ poco da aggiungere: il danese corre ogni giorno come se fosse una corsa a sé. Vince una tappa, entra nelle fughe quando vede un’opportunità, si prende gli sprint intermedi e si piazza praticamente ovunque ci sia la possibilità di raccogliere punti o giocarsi una posizione.

La maglia verde continua a essere sulle sue spalle nonostante Philipsen abbia provato a riaprire la sfida negli ultimi sprint intermedi, conquistando dieci punti di vantaggio sul rivale. Ma Pedersen resta il simbolo di un Tour vissuto sempre all’attacco.


Pogacar, Vingegaard e il resto delle stelle

Doveva essere il Tour delle stelle e fin’ora lo e’ stato. Pogacar ha già conquistato quattro tappe e,ha già costruito un vantaggio enorme sulla maggior parte degli avversari.

Vingegaard, pur avendo provato in tutti i modi a rispondere o almeno a limitare i danni, si e’ ritrovato non solo a perdere terreno dallo sloveno, ma anche a vedere avvicinarsi corridori che alla vigilia sembravano destinati a giocarsi soltanto il terzo posto.

Alla prima vera salita del Tour, il Col du Tourmalet nella sesta tappa, arriva la prima grande conferma del livello di questa sfida. Pogacar e Vingegaard dominano la salita e, cosa ancora più impressionante, entrambi riescono a battere il precedente record di scalata, che avevano segnato insieme al Tour 2023, di oltre 2 minuti.

Gli altri, da Evenepoel a Seixas fino a Lipowitz, sono arrivati più lontani, ma con tempi comunque eccezionali: anche loro sono riusciti a migliorare il precedente record della salita, dimostrando quanto sia alto il livello della corsa

Questo non significa pero’ che il Tour sia stato privo di protagonisti. Le vittorie di tappa hanno continuato a premiare corridori di altissimo livello: oltre a Pogacar, Merlier, Kooij, Wærenskjold e Pedersen, anche Van der Poel, Del Toro e Schmid hanno lasciato il loro segno sulla corsa. Nomi diversi, caratteristiche diverse, ma tutti corridori vincenti in corse importanti.

Insomma, e’ un Tour banale, perche’ sta andando esattamente come tutti ci eravamo immaginati, ma il livello e’ talmente alto che non ci si puo’ annoiare.

La Tappa 14

E poi e’ arrivata la tappa 14. La classifica diceva ancora Pogacar in maglia gialla con un vantaggio enorme sugli avversari, ma per la prima volta il copione sembrava poter cambiare.

La Visma ha provato a muovere la corsa fin dai primi chilometri, mandando due uomini in fuga e allo stesso tempo mantenendo uomini a tirare il gruppo. L’obiettivo era chiaro: evitare che la UAE prendesse il controllo della corsa come aveva fatto nelle giornate precedenti

Tutto procedeva secondo il piano della Visma, finché improvvisamente Vingegaard cade, sirompe una clavicola e si ritira.

Il Tour perde uno dei pochissimi corridori capaci di mettere davvero in difficoltà Pogacar e. per un momento, tutto perde un po’ di senso. Lo sloveno decide che la tappa la deve vincere Del Toro e diventa suo gregario, cercando di portarselo dietro e staccare gli altri nella salita che chiude la tappa, il Plateau de Solaison, un Horse Categorie (senza categoria).

Ma Del Toro fa fatica e Remco Evenpoel non si fa staccare, fa una salita intelligente e all’arrivo beffa la coppia UAE vincendo una tappa difficilissima.

Per quanto nella sfida interna della Bora tra Evenepoel e Lipowitz io sia sempre stata dalla parte del tedesco, oggi bisogna ringraziare Remco: perché ci ha ricordato che, anche quando un Tour sembra già scritto, c’e’ ancora spazio per una sorpresa, o almeno spazio per qualcuno che non faccia fare sempre quello che vuole alla UAE

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