Uno sguardo femminile sul ciclismo di oggi

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Sono Irene, sviluppatrice software appassionata di ciclismo e viaggi. Qui scrivo di gare, campioni ed emozioni, mescolando sport, passioni e avventure on the road

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Sono due le cose che ricorderò di questo Trittico delle Ardenne 2026: Paul Seixas e Maastricht.
Ed e’ proprio da Maastricht che inauguriamo la nuova sezione Strade in Allegria.

Se Seixas lo ricordero’ — e lo ricorderemo — come il piu’ giovane a vincere la Freccia Vallone dal Dopoguerra, e come uno dei pochi capaci di resistere agli attacchi di Tadej Pogacar alla Liegi-Bastogne-Liegi fino almeno all’ultima côte, rendendo la corsa più viva rispetto agli ultimi anni, Maastricht sara’ invece il punto base del mio terzo viaggio verso una Classica del Nord.

Dopo il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix, cercavo qualcosa che sapessi gia’ poter essere più tranquillo, ma comunque piacevole. Inizialmente avevo puntato alla Freccia, ma essendo infrasettimanale diventava più complicato. Cosi’, forse anche per fortuna, ho optato per la Amstel Gold Race.

Non avevo ancora visto nessuna gara nei Paesi Bassi, un paese che — al di la’ di Mathieu van der Poel — ha un peso importante nella storia del ciclismo, ed e’ oggi un riferimento assoluto soprattutto a livello femminile.
Mi informo su Maastricht, su come seguire la corsa, mi convinco e prenoto.

Venerdì 17 aprile, dopo un pit-stop a Eindhoven, arrivo finalmente a Maastricht.

A dormire sono nel quartiere di Sphinxcour, una vecchia zona industriale riqualificata con un piccolo porticciolo nel mezzo. Il mio albergo era una ex fabbrica di ceramiche: esterno rimasto quello originale, interno completamente ristrutturato ma ancora profondamente industriale.

Anche le altre aree della zona sono state trasformate in cinema, centri culturali e locali, senza snaturarne lo stile. E’ un quartiere particolare: molto tranquillo, ma sempre vissuto. E mi ha affascinato particolarmente.

Il giorno dopo scelgo una visita guidata. Maastricht e’ una città viva, piacevole, ma la cosa più interessante e’ stata scoprirne la storia.
Da vera città di confine, e’ stata conquistata più volte — da Francia, Spagna, Belgio — arrivando ad avere per un lungo periodo addirittura due signori.

E’ stata poi la prima città industriale dei Paesi Bassi: una crescita importante, accompagnata però anche da forti differenze sociali.
Oggi invece sta vivendo una sorta di seconda giovinezza, grazie all’università e ai tanti giovani che la popolano. Ed e’ un cambiamento che si percepisce chiaramente.

Dopo tanto sole, arriva la pioggia. Ma nel frattempo la città si prepara per la Amstel Gold Race, sia maschile che femminile.

Domenica mattina presto mi avvio verso la stazione. Finalmente trovo un bar dove fare una colazione “normale” — e con un caffe’ decente — poi prendo il treno per Valkenburg, direzione Cauberg.

E’ lo storico muro della corsa: cinque passaggi per le donne, tre per gli uomini.
Arrivo, mi procuro il necessario per l’aperitivo d’attesa e scelgo la mia postazione.

Questa volta, pero’, l’attesa e’ breve. Dopo poco più di un’ora passano le ragazze per la prima volta. E da li’, quasi fino alla fine, e’ un continuo incitare, applaudire, ascoltare in silenzio gli applausi che arrivano dal basso per capire quando stanno arrivando. Non importa chi fosse: da Demi Vollering a Remco Evenepoel, da Marco Frigo a Paula Blasi.

Non era la corsa più ricca di nomi, soprattutto tra gli uomini. Ma non e’ questo il punto. E’ stata una festa. E basta questo.

Non posso che essere felice dopo aver passato una giornata così: ad aspettare il passaggio di una corsa ciclistica, insieme a tante altre persone, in un posto che non conoscevo.
E l’Olanda, ancora una volta, ha mantenuto — se non superato — le aspettative.

Per cui possiamo dire conclusa la primavera delle classiche e dei primi giri da una settimana, dove Van Der Poel non ha vinto neanche una Monumento, mentre Van Aert è tornato a vincere, infrangendo per quest’anno il sogno di Pogacar di poterle vincere tutte e 5 in una sola stagione. E dove, con Seixas, forse abbiamo trovato chi può battere, in un futuro per niente remoto, Pogacar in salita.

Ed ora aspettiamo con ansia la stagione dei Grandi Giri.

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